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22 febbraio 2011

MADAMA BUTTERFLY tributo all'arte



PICCOLO LIRICO TEATRO FLAIANO

Roma, Italy, 00186 , Via S. Stefano del Cacco 15

Tel. 06 6796496/ 338 6425492 teatro.flaiano@yahoo.it

www.piccolalirica.com



Marzo/March: 3, 5, 10, 12, 17, 19, 24, 26, 31 - Aprile/April: 2, 8, 15, 22, 29

Maggio/May: 6, 13, 20, 27 - Giugno/June: 3, 10


Musica: G. Puccini

Programmazione sistemi midi e direzione musicale: Elisabetta Del Buono

Lyric Synth Orchestra: Pianisti esecutori sitemi midi:

Luana Ricci, Tiziano Leonardi, Elitza Dario Macellari, Emanuele Giannotta


Cantanti: Daniela Yim, Alberto Profeta, Paolo Drigo, Olivia Andreini
Adattamento e concept virtual set: Gianna Volpi

Costumi: Rubin Fly

Realizzazione virtual set:

Unità C1- Gianni Stabile – Andrea Basti

Audio manager: Emanuele Poletti

Progetto, allestimento, regia: Rossana Siclari



E' un tributo all'arte la MADAMA BUTTERFLY che va in scena dal 3 marzo fino al 10 giugno 2011 presso il Piccolo Lirico Teatro Flaiano. La scenografia è creata da suggestioni pittoriche antiche e moderne dell'arte giapponese da Tawaraya Sotatsu a Shoen Uemura fino ai maestri dell'avanguardia del XX Secolo, il tutto rielaborato e con inserimenti grafici pensati e creati per contenere il piccolo mondo di Cio-Cio-San, protagonista di un dramma d'amore e culturale. L'opera più amata da Giacomo Puccini qui si scrolla dagli orpelli dall' iconografia classica, delle costruzioni teatrali e dell'ingenuità di allestimenti realistici, scegliendo pochi elementi di scena ma circondandosi di effetti psicologici, di colori e richiami della mente. Virtualmente i passaggi temporali e i luoghi si scompongono e si ricompongono a volte con la stessa gestualità dei protagonisti e la storia sembra scritta sul momento. Teatro e lirica si fondono tra recitazione ed espressione vocale così che ogni personaggio oltre ad avere un peso maggiore ha un preciso carattere teatrale. Quasi sempre in scena, Butterfly è al centro dell'azione a dipanare il suo dramma, la sconfitta del suo sogno e infine il suo volo verso il riscatto e la libertà.

La Lyric Synth Orchestra, è un’ orchestra di nuova tecnologia applicata all’opera lirica che riproduce dal vivo i suoni di circa 60 elementi, una fusione tra la figura del musicista tradizionale, la tecnologia digitale audio e i sistemi informatici e MIDI.

28 luglio 2009

I luoghi di Tosca





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15 luglio 2009

Teatro dell'opera




 


Dal 1° Ottobre 2009 al 12 Giugno 2010

Le opere sono presentate in forma ridotta (Tosca in 90 minuti più un intervallo e Madama Butterfly in 120 minuti più intervallo), ma con il risultato di assistere ad uno spettacolo completo, legato nelle situazioni, nei luoghi e nella storia. L'intento è quello di fondere l’Arte, la Lirica, la Musica il Teatro come unica forma di espressione, conducendo serenamente lo spettatore per tutta l’Opera donandogli la sensazione più reale possibile di ciò che sta sentendo e vedendo come in un salto temporale:“adesso siete dentro Tosca, adesso dentro Butterfly”. L'obiettivo primario è quello di costruire un modello stabile di produzione lirica sperimentale con l'integrazione delle nuove tecnologie relative alla musica e alla scenografia. L' innovazione principale riguarda l'esecuzione musicale. La Lyric Synth Orchestra: è il primo caso di orchestra di nuova tecnologia applicata all’opera lirica. Costituita da 4 musicisti, che appartengono alla nuova professione dello spettacolo “pianisti esecutori sistemi midi-digitali” e un direttore in grado di programmare il sistema e le apparecchiature e dirigere musicalmente, riproduce dal vivo i suoni di circa 60 elementi. La scenografia è virtuale con piccole integrazioni reali e permette l'utilizzo dello spazio in soluzioni letteralmente infinite.


I Concerti Lirici (Incanto del Belcanto): Le più belle arie del melodramma attraverso i compositori che hanno reso immortale questo patrimonio musicale nel mondo. Da Puccini a Verdi, da Rossini a Bizet, da Mozart ad altri grandi maestri della lirica, per intraprendere un viaggio di sentimenti diversi e nuove visioni. Programmati ogni mercoledì (ore 20) questi concerti, grazie agli effetti e alle immagini virtuali si presentano come preziosi cammei che privilegiano in gran parte il grande repertorio italiano sotto forma di concerti-spettacolo ed excursus dentro i capolavori per i quali si impegneranno i migliori professionisti del belcanto con il loro cavallo di battaglia. I concerti conterranno 12 arie nella prima parte e altre 12 nella seconda per una durata di circa 90 minuti in totale. Il pubblico sarà parte viva di questa iniziativa: invitato ogni sera ad esprimere la propria opinione votando (su una scheda che sarà consegnata all'inizio dello spettacolo) il cantante che riterrà migliore, decreterà di volta in volta il favorito della serata. La somma dei punteggi a fine programmazione varrà la proclamazione del vincitore assoluto della stagione a cui il Piccolo Lirico riserverà una sorpresa.

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15 luglio 2009

Teatro d'opera 2009-2010


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7 dicembre 2008

Video: Puccini dal vivo

     

7 dicembre 2008

LA GELOSIA DI ELVIRA

  
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6 dicembre 2008

Immagini virtuali e keyboards per Puccini

Da Daniel Carrion


Sono un project- designer che ama la lirica. Un controsenso se si pensa alla tradizione più ortodossa che questo genere di spettacolo in genere comporta, ma ultimamente per conciliare la mia passione per la musica e la mia formazione lavorativa, scelgo spettacoli che in qualche modo possano stimolarmi e se all'Arena di Verona oppure al Teatro dell'Opera è in scena uno spettacolo innovativo dal punto visivo, io compro il biglietto. Così il 28 novembre sono capitato al Piccolo Lirico del Teatro Flaiano di Roma, dove mi avevano segnalato due opere di Puccini realizzate secondo i criteri di un visual show. Il primo spettacolo che ho visto- perchè la data coincideva con una mia serata libera – è stato la Butterfly. A dirla tutta, le sorprese sono state parecchie. Iniziando dal fatto che tutto si è svolto su un palcoscenico da teatro da camera, in un teatro che si e no conteneva duecento posti e con una forte innovazione anche sul piano musicale. L'opera, inoltre, puntava tutto sui cinque personaggi chiave della vicenda: la protagonista Cio-Cio-San, Pinkerton, Sharpless, Suzuki, Goro-Yamadori, quasi a volerli indagare cinematograficamente in primo piano. I cori e gli altri pure c'erano, ma in un dietro le quinte che li rendeva comunque presenti per quanto gli artisti sulla scena non ne facessero sentire l'assenza. In buca quattro keyboards con esecutori live molto giovani ed esperti sia dal punto di vista dello spartito che nella riproduzione di archi, fiati,ottoni...condotti da un direttore donna che dirigeva musicisti e cantanti. Venendo alle scene multimediali è stato tutto un susseguirsi di passaggi e di piacevoli sorprese per la scelta (colta) delle proiezioni che passo passo intensificavano e sottolineavano più che gli avvenimenti, le emozioni. Mi ha sorpreso, tra l'altro l'accostamento di pitture giapponesi antiche e moderne, rimodellate e assemblate in lettura registica di bellissimo effetto. Tutto sembrava naturale e semplice ma s'intuiva un preciso lavoro di squadra fin nei dettagli e la precisione dell'uso di tecnologie avanzate messe a disposizione di una comunicazione molto poetica. La scena del duetto dei fiori, ad esempio, sembrava manovrata dalle stesse Butterfly e Suzuki (intense e bravissime: Marta Brivio e Amalia Dustin) che spargevano rose e lillà sulla scena, poi sgombrata sul pianto accorato di Cio-Cio-San, dalla sua fedele cameriera con un semplice gesto delle mani. Un gran momento davvero. In conclusione, quello che mi ha colpito di questo spettacolo è stata proprio la parte tecnica – che forse potrebbe sfuggire ai non addetti ai lavori - oltre alla bella voce di Pinkerton (il tenore Daniele Penco), la scelta di un Console finalmente credibile (il baritono James Varah) e la caratterizzazione scherzosa e sempre attiva di Goro ( Alessandro De angelis) è il fatto che non ci si è limitati a proiettare immagini più o meno spettacolari, ma che esse stesse facessero parte delle parole e della musica. Un'ora e mezza di sensazioni e di pensieri. Su tutto è da ammirare il coraggio del Direttore musicale Elisabetta Del Buono e della regista Rossana Siclari, un talento nuovo dedicato ad un progetto piccolo e nello stesso tempo grande. Evidentemente, la situazione che si sono create , ha dato loro una grande libertà di sperimentare insieme al programmatore virtuale Salvo Mavilia, direttore tecnico del teatro e al giovanissimo Morgan Bennett, governatore degli effetti sonori che ho intravisto in fondo-galleria.

11 ottobre 2008

Piccolo e grande

 

Una Butterfly piccola piccola

Prendere un masterpiece come l'opera Butterfly di Giacomo Puccini e renderla un album vivente, con immagini virtuali, musica hi-tech e un pugno di esecutori midi (live), rappresentandola in un piccolo teatro di Roma (Piccolo Lirico-Teatro Flaiano), situato in una piccola strada alle spalle del Pantheon ed avere come protagonista una Cio-Cio-San di soli 19 anni (la stessa età dell'eroina pucciniana quando Pinkerton torna per prendersi il figlio nato dalla loro relazione quando lei ne aveva appena 15) è il succo di una rivisitazione che all'insegna del tutto "piccolo" ho trovato veramente "grande". Innanzitutto per i grandi mezzi messi a disposizione di uno spettacolo lirico che, fregandosene della tradizione del tutto "grande", ha surclassato le mastodontiche rappresentazioni stantie delle sedi preposte per questi spettacoli, immettendo nella realizzazione scenica e musicale ogni possibilità di nuova tecnologia. Anche il prezzo era piccolo, rispetto a quelli proposti dai boxoffice degli enti e teatri lirici, per un risultato che direi molto coraggioso e convincente. Faceva impressione vedere nella buca dell'orchestra tre fanciulle e un giovane musicista eseguire la partitura quasi tutta come primi e secondi violini, ottoni ed archi, oltre ai colori orientali voluti dal grande Giacomo Puccini. Ma tant'è, questa Butterfly piccola piccola mi è entrata nel cuore e nelle orecchie e la serata è passata veloce e piacevolissima. I temerari (penso a come giudicheranno blasfema questa operazione i critici musicali che frequentano il Teatro dell'Opera o la Scala) alternano le recite di  "Madama Butterfly" con la "Tosca" fino al 30 maggio 2009. E a quanto mi è stato detto, per questo ultimo titolo, hanno già superato un'ipotetico guinness dei primati con più di trecento repliche che per chi s'intende di produzioni operistiche è veramente eccezionale. (C.Lani su DeBaser)

Musica: GIACOMO PUCCINI
Libretto: Illica-Giacosa
Riduzione e adattamento drammaturgico: Gianna Volpi

Programmazione sistemi midi e Direzione musicale:
ELISABETTA DEL BUONO
Progetto, allestimento, regia:
ROSSANA SICLARI
Costumi:Valentina Albanesi
 
Direttore Tecnico : Salvo Mavilia
Tecnico Audio : Morgan Bennett
Immagine: Gianna Volpi

Cio-Cio- San: CLAUDIA CORONA
Pinkerton: DANIELE PENCO
Sharpless: JAMES VARAH
Suzuki: AMALIA DUSTIN
Goro/Yamadori: ALESSANDRO DE ANGELIS
Musicisti esecutori: Elitza Harbova, Micaela Natili,
Tiziano Leonardi, Ingrid Ferrari
Voce recitante: ROBERTO ANTONELLI




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26 agosto 2008

Butterfly 2000


Affiche Madama Butterfly del Piccolo Lirico


La pioggia d’aprile batte leggera sull’ultima casa del viale appena fiorito di Nagasaki. Periferia di collage strappati in tempi trascorsi, da cui occhieggiano brani di kimono colorati e qua e là volti truccati di gheishe, appena sfigurati da ideogrammi indecifrabili. Un gruppetto punk dai lunghi occhi neri  e chiome irte da galli da combattimento tricolori, agita lattine di pepsi e trangugia misteriose pasticche azzurrine uscendo da un pub old style su cui troneggia la scritta “Butterfly”.  Poco più in là il porto e di tanto in tanto un suono prolungato che assomiglia a un lugubre richiamo: Cio-Cio-San. Ridono le ragazze in microgonna e i ragazzi pearcing con le brache calate dandosi di gomito alla vista dell’uomo appoggiato ad un parapetto in giacca blu e bottoni d’antico argento.  Lui, appena sceso da un barcone di trasporto merci male in arnese , innalza la sua bottiglia di birra, inneggiando  “addio fiorito asil…” insieme a  parole smozzicate in un inglese yankee appena percepite e  che nulla dicono alla piccola compagnia che si allontana, nella gara di chi getta più lontano la propria lattina. La più giovane, una ragazzina quindicenne, girandosi accenna ad un inchino alla vecchia maniera, un po’ per celia… Dietro al vetro del pub che riflette un pallido arcobaleno una silhouette si raccoglie in un brivido lieve di labili memorie e frettolosa chiude l’imposta …un po’ per non morir. Gianna Volpi

20 agosto 2008

Vuoi mettere?



Dal blog di Floria

E’ vero, se non ci fosse stata Sarah - Sarah Bernhardt “ the most famous actress in the history of the world”, come la definisce Wikipedia - che poi si chiamava Rosine Bernardt, con qualche “h” in meno, io non ci sarei stata così a lungo. Non sarei diventata "eterna" come la mia città. E soprattutto non sarei diventata più famosa di lei (guarda quante volte mi hanno messo in scena quest'anno quelli del Piccolo). Fu una fatalità. Lei, soprannominata “la voix d’or” trionfava da un palcoscenico all’altro (Parigi, Londra, Italia) attaccata come un languido geco alle tende di velluto, io , che “la voce d’oro” ce l’avevo, mi ero esibita in occasione di visite reali, politiche e papaline, diventando la diva de’ Roma, la cantante più famosa della Città che conta, quella der Papa. Lei portò in scena la mia storia, messa in prosa da un cronista di nome Sardou. Quando nel 1887 Puccini mi vide nei suoi panni su un palcoscenico di Parigi, dicono che se ne innamorò. Vada per questa versione dei fatti, ma secondo me, poteva mai, Giacomo mio, perdere la testa per una che strappava tutte le tende e parlava con l’erre moscia? Lui puntò all’essenza. Al personaggio. A me. Ciao a tutti, Floria

13 agosto 2008

Tra un pastis e una gitane


Puccini in Love

Torre del lago. Ieri? Oggi?
 
Un caffè all’aperto, le sedie in vimini, gli ombrelloni a righe bianche e blu.
Non ci sono molti clienti ai tavolini. Il lago è azzurro-pallido al di là del pontile. Un signore elegante e di aspetto molto gradevole legge alcuni giornali, protetto da un  panama color panna. Con un cenno ampio della mano, tra le cui dita una gitane emette un sottile fil di fumo,  chiama un cameriere.  Il cameriere, pantalone nero, camicia bianca, un grembiule lindo attorno ai fianchi, lo asseconda in un attimo, lusingato dal fatto di essere lui a conoscere in che cosa consiste “il solito” da quando il “maestro” è tornato da Parigi, reduce da una sua prima trionfale all’Opera. Lui, il maestro, sospira soddisfatto di trovarsi lì, a pochi passi dalla sua nuova residenza sul lago e lontano dal traffico del trasloco in cui a casa sono tutti affaccendati.
Alzando il sottile calice per ammirare il colore profondo e lucente del suo pastis, il signore nota il riflesso di una ragazza, seduta al tavolo accanto. “Carina – pensa – molto carina” guardandola meglio attraverso il suo bicchiere illuminato dai bagliori degli ultimi raggi di sole. Mimì e Musetta – pensa – tutto in una persona” e gli sembra di vedere le immagini sovrapposte delle sue “ragazze” come l’ha viste al Caffè Momus ricostruito sul palcoscenico scintillante di bagliori del teatro parigino.  Sbircia ogni tanto, il maestro, verso la snella figuretta dalla chioma castana, trattenuta appena da una cuffietta rosa e ne ammira lo scialle di seta appoggiato sulle spalle, ma anche la scollatura. Lei se ne accorge e gli regala un sorriso appena un po’ timido e insieme consapevole, abbassando lo sguardo sul nastro slacciato della sua scarpa. Lui reagisce con un piccolo brivido di piacere. “Di Mimì la gentile grazia - pensa - di Musetta tutta la malizia. Ed è questa che mi piace”.
Ordina un altro pastis: “Al diavolo il diabete” mormora tra i baffi canticchiando nei suoi pensieri: “Quando me’n vo, quando me’n vo soletta per la via,

la gente sosta e mira,
e la bellezza mia tutta ricerca in me,
da capo a pié…
ed assapor allor la bramosia sottil
che dagli occhi traspira…Così l’effluvio del desìo tutta m’aggira…”

Quasi con il sospetto di aver cantato ad alta voce, assume un atteggiamento assorto nella lettura dei suoi giornali: “L’altra sera all’Opera di Montecarlo serata trionfale del tenore Enrico Caruso nella Bohème di Giacomo Puccini. Strepitosa Nellie Melba”. “E se ordinassi una pesca-melba?” pensa il maestro ridacchiando tra sé e sé. Legge ancora: “Gli inglesi W. Maddock Bayliss e E. Starlyng scoprono gli ormoni” , “Eh, di quelli ne ho fin troppi!” borbotta spostando il pomo del bastone che gli impedisce di adocchiare la caviglia della signorina. “ A Firenze è nata la Società Leonardo da Vinci. Tra i soci Ugo Ojetti, Renato Fucini, Giovanni Spadolini e l’autore della “Bohème, Giacomo Puccini”.  “ Non sarà certo la vita gaia e terribile del  Momus, o dei caffè di Parigi dove la vita bohèmienne colora il grigiore degli intellettuali, ma tant’è…” .Alza il suo secondo bicchiere e vi sbircia attraverso, nella direzione di  Mimì o Musetta la prediletta. Accidenti, non è più sola. Due ragazzotti si stanno avvicinando nelle loro camicie vintage, stivaletti di cuoio, occhiali-Armani. “Ciao Marcello, hello Rodolfo, come ti va la vita?”, dice lei con voce strascicata. “ Hei, che gelida manina – dice il primo rabbrividendo;  “A me una fiala di  “tossico” biascica l’altro rivolto al cameriere. “Che olezzo di frittelle” dice la ragazza arricciando il naso “Qui non resisto più. Andiamo in piazza che c’è più vita”.

8 agosto 2008

Giacomino, Giacomino...

 Giacomino, Giacomino...

 

Ogni lasciata è persa. Questa convinzione viene spesso attribuita alla vita sentimentale di Giacomo Puccini, comprovata da una serie di racconti sul grande compositore, ultimamente anche al centro di proteste da parte della sua pronipote che ne difende l'onorabilità ( contro un presunto erede, nato da una relazione clandestina). Ma, in fondo, queste chiacchiere, anche se - a mio parere- un po' forti, ce lo rendono simpatico. Di lui si racconta che a soli 15 anni già frequentava i bordelli di Lucca e che nella sua vita avrebbe avuto amori di tutti tipi. D'altronde, lui stesso scriveva di sé: "Sono nevrotico, isterico, linfatico, degenerato, malfattoide , erotico , musico-poetico”. La cronaca rosa dell’epoca lo trattava a colpi di "gossip", come la relazione con una ventunenne di Torino,Corinna, il suicidio della sua domestica, il tardo matrimonio con Elvira, già moglie di uno dei suoi migliori amici. Raffinato, elegante e di bell’aspetto, Giacomo Puccini sapeva essere anche scurrile, ecco cosa scrisse, già da anziano, da New York, alla sorella Ramelde: " Ah, se sapessi…Quante donne ! E quante mi cercano e mi vogliono. Anche vecchietto si trova volendo e come!...Basterebbe alzassi un dito .E che forme le donne di qui , che culi sporgenti e che personali, che capelli! Roba da far drizzare il campanile di Pisa!". Curioso questo indovinello che gli viene attribuito: "Guizza al pari di fiamma, e non è fiamma. È talvolta delirio. È febbre d'impeto e ardore. L'inerzia lo tramuta in un languore. Se ti perdi o trapassi si raffredda. Se sognila conquista avvampa, avvampa. Ha una voce che trepido tu ascolti e del tramontio il vivido baglior". La soluzione è il "sangue" con riferimento alla sua ultima opera, l'incompiuta "Turandot". Le parole usate e l'ardore della composizione sono un ulteriore esempio della passionalità di Giacomo, ma anche nella sua musica, pare che ci siano segnali nascosti, un po' come i messaggi racchiusi in alcune grandi pitture. In Tosca, ad esempio, nel momento cruciale del "si" sussurrato da Floria all'aguzzino Scarpia che le chiede di cedergli in cambio della vita di Cavaradossi, lo spartito sottolinea la "sottomissione" con due note "la do".

4 agosto 2008

Tosca e Butterfly da cinema

Sono molte di più le versioni cinematografiche della Tosca che di Madama Butterfly. La più vecchia, datata 1932, ha in sé una vera curiosità: a interpretare l’ufficiale della marina americana è un giovanissimo e assai poco riconoscibile Gary Grant ed anche la storia adattata fino al punto che Cio-Cio-San (l’attrice Sylvia Sidney) si uccide perché il suo amore per il bel marinaio non è ricambiato. Per fortuna, nella pellicola americana, non c’è la musica di Giacomo Puccini. La prima pellicola italiana è del solito, infaticabile Carmine Gallone. Girata nel 1955, la co-produzione italo-giapponese, si avvale delle decorative cene di Mario Garbuglia, mentre il direttore della fotografia era Claude Renoir, nipote di Jean Renoir. La versione, che ha lo stesso anno di produzione, è francese, girata dal nipote dell’ex presidente francese, Frédéric Mitterand, con molti spunti cronachistici e inserti di documentari d’ epoca.

Di Tosca, invece, si annoverano una versione del 1941 di Karl Koch assistente di Jean Renoir che, in un primo momento doveva assumerne la regia, costretto ad abbandonare per lo scoppio della seconda Guerra Mondiale. Protagonista Imperio Argentina, cantante di flamenco, (Cavaradossi era Michel Simon) con Rossano Brazzi e Massimo Girotti nel cast. Una curiosità: assistente di Kock era un giovanissimo Luchino Visconti.

Dopo una versione tutta operistica del 1956, di Carmine Gallone, con Franco Corelli (unico cantante) Franca Duval e Afro Poli (ben doppiati da Maria Caniglia e Gian Giacomo Guelti), di Tosca c’è poi un’altra curiosa versione italiana del 1973, firmata dal bravissimo Luigi Magni – regista insuperato per le storie dell’epoca romana papalina. Interpreti un parterre di attori da paura: Monica Vitti, Gigi Proietti, Vittorio Gassman nel ruolo di Scarpia, Aldo Fabrizi in quello del sacrestano e se non bastassero: Fiorenzo Fiorentini, Marisa Fabbri, Ninetto Davoli e Gianni Bonagura.

In tempi recenti più recenti, oltre le varie pellicole sontuose, fedeli all’opera di Puccini, c’è una versione curiosa del 1884, realizzata dal regista svizzero Daniel Schmid, presso la casa di riposo per musicisti "Giuseppe Verdi" di Milano, istituzione voluta dal grande musicista nel 1896 per ospitare anziani cantanti. Il film presenta i vari ospiti che ripercorrono - in maniera divertente, ironica, al limite della presa in giro - le carriere dei grandi e celebrati cantanti come la Callas, la Tebaldi, Del Monaco, Di Stefano. Il titolo? “Il bacio di Tosca”. Più che altro un film omaggio per quanti amano l’opera lirica.

1 agosto 2008

Vogliatemi bene, un bene piccolino



Cio Cio San (Madama Butterfly) Creazione Piccolo Lirico, Roma

Il 27 febbraio 1904, Giacomo Puccini scriveva questa lettera a Don Pietro Panichelli, sconfortato dall’insuccesso della prima alla Scala della sua creatura prediletta:
"Povero prete nascosto tra i monti! Tu sarai spaventato dalle vili parole della stampa invidia. Niente paura! La Butterfly è viva e verde e presto risorgerà. Lo dico e lo sostengo con fede incrollabile. Vedrai. E sarà fra un paio di mesi. Non posso dirti dove, per ora". (E.Gara, Carteggi Pucciniani, Ricordi, 1958, p.263)


Ma al Piccolo Lirico, ça va sans dire!

1 agosto 2008

La gheisha di Giacomo



Molto si è scritto sugli amori di Puccini, ed è notizia recente che una sua pronipote abbia lanciato una sottoscrizione per difenderne “l’onorabilità”, visto che da qualche parte sarebbe spuntato un erede ritenuto “illegittimo”. Ma queste sono questioni di famiglia e di eredità. Quello che mi piacerebbe sapere è se l’opera preferita dal compositore (Madama Butterfly) e la figura di Cio Cio San, al di là dei riferimenti alla commedia di Bolasco che Puccini vide a Londra e del racconto di Pierre Loti, possa in qualche modo contenere una storia personale. Per Giacomo Puccini, il viaggiatore, il galante estimatore del gentil sesso, il marito non certamente fedele, non sarebbe stato strano essere catturato da qualche bella orientale della sua epoca. Ad avvalorare questa possibilità, c’è la testimonianza del maestro Sergio Failoni, sostituto di Toscanini al Teatro alla Scala, che chiedendo allo stesso Puccini perché fosse rimasto tanto affascinato dalla storia di una gheisha, si sentì rispondere: “ Avete mai avuto una storia d’amore con una gheisha?”. Come per dire: io l’ho avuto ed è stato fantastico! Ma chi frequentava il musicista all’epoca della genesi della sua opera preferita? Una gheisha , anche se ex, c’era. Ed era la bella Sada Yakko. Puccini la vide danzare all’Expo di Parigi del 1900 insieme al marito Kawakami Otojiro in una scena di hara-kiri. Era talmente affascinante da ispirare grandi artisti della sua epoca come Picasso, Gide e August Rodin. Giacomo Puccini la rivide ancora durante una tournée in Italia e si dice che le chiese consigli su certe suggestioni orientali. 

30 luglio 2008

20 anni? 10? 15!


11 luglio 2008

Lirica? Un impegno?

Roma è una città che offre se stessa al Turismo, e forse basterebbe visitarne i maggiori monumenti per appagarsene, ma è anche vero che Roma è una città cosmopolita come Londra, Parigi, Berlino,New York, dove anche l’offerta di spettacoli dovrebbe appagare tutti i linguaggi. Non è che manchino gli Eventi nella nostra città, come ad esempio le grandi mostre oppure i concerti, solo che le mostre sono spesso di grandi artisti stranieri (più che italiani) e i concerti idem. Gli spettacoli teatrali (di questi sì che ce ne sono e anche troppi) non sono certamente meta dei turisti. Gli spettacoli, gli eventi, i concerti, le mostre e soprattutto le programmazioni operistiche sono tutte di immediato consumo, da una a cinque repliche, non sempre facilmente appetibili, non sempre facilmente prenotabili nell’unico teatro paludato che le ospita. Ed è un peccato, visto che la Musica (l'opera lirica italiana) rappresenta, con il suo linguaggio universale – non soltanto qualcosa di cui andare fieri (come gli inglesi lo sono del loro Shakespeare), ma anche il genere di spettacolo più facilmente comprensibile per i nostri ospiti. Il repertorio operistico italiano è il più amato e conosciuto nel mondo. Da noi e nei luoghi deputati (i Teatri lirici) non è abbastanza rappresentato, visto che direttori artistici e sovrintendenti devono da una parte accontentare i critici e dall’altra le loro ambizioni di originalità. Immaginate un cartellone di un teatro lirico italiano fatto di Traviata, Tosca, Butterfly e Barbiere tutti insieme? Non si è mai visto per il falso principio che “non fa cultura”. Questo repertorio è però il prodotto preferito delle arene estive che - essendo meta di turismo e di viaggi di nozze nostrane – deve soddsfare i botteghini e zittire i chiacchiericci della città che possiede tale teatro all’aperto (niente di peggio dei cittadini di Macerata che, pur non frequentando l’arena, affollano i baretti per sparlare dell’amministrazione pubblica che governa il programma lirico). Le spese per allestire un’opera lirica sono altissime e se questi luoghi deputati non avessero le sovvenzioni statali e la forte affluenza di pubblico, non potrebbero permetterselo. Infatti, vai a dire all’arena di Verona oppure allo Sferisterio di Macerata di rappresentare qualche opera che non sia di Verdi o Puccini e sentirete come tirano fuori il Consiglio di Amministrazione! Ma questi allestimenti miliardari, per i quali si costruiscono sempre nuove scene, nuovi costumi ed effetti speciali, spesso non lasciano alcuna traccia, con costi di biglietto così elevati che restano privilegio esclusivo di alcuni e non di tutti. Che succede allora della cultura musicale operistica, a parte l’uso di qualche aria negli spot pubblicitari? Vi assicuro molto poco e a volte il nulla, condito con uno sbadiglio.

10 marzo 2007

Che bella descrizione!



Tosca. I sensi e i sentimenti, la devozione e la passione, la fascinazione e il furore: una donna. Femmina tre, quattro volte, se preferite. Puccini le amava tutte, le sue eroine. Certo, per i libretti d'opera aveva avuto bisogno di idee e di fior di collaboratori. Ogni personaggio aveva una storia: era un'immagine letteraria o addirittura il personaggio di una tetra fiaba, come Turandot. Eppure le donne di Puccini sembrano essere impastate di "vissuto": c'è da giurare che l'esperienza lavora sull'invenzione e la modella, e che il bel seduttore Giacomo trovi in ogni donna l'aura magica di una sua avventura. E forse è questo l'elemento che più di ogni altro coinvolge nell'opera pucciniana. Quei trasalimenti e quei tradimenti, quelle emozioni che inventano la vita e che le danno un senso, quella intensità di affetti che se la ride della "durata", raccontano anche qualcosa, o molto, dell'esistenza del compositore lucchese... (dal quotidiano Il Tempo: MARIO BERNARDI GUARDI)




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17 febbraio 2007

E muori dannato!



Muori...!


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6 febbraio 2007

L'abbagliante abbaglio

di un critico d'eccezione



Ieri sera dunque sono stato a vedere la «Tosca»di Puccini. Esecuzione ottima sotto ogni punto di vista, si resta veramente strabiliati di trovare qualche cosa di simile in una città austriaca di provincia. Ma l'opera! Nel primo atto solenne processione con un continuo scampanio (le campane si sono dovute far venire dall'Italia). Nel secondo atto un tale viene torturato tra urli orrendi e un altro pugnalato con un accuminato coltello da pane. Nel terzo atto di nuovo immenso scampanio su una veduta di tutta Roma dall'alto di una cittadella - di nuovo un'altra diversa serie di campane - e un tale viene fucilato da un plotone di soldati. Prima della fucilazione mi sono alzato e sono andato via. Non occorre aggiungere che il tutto è messo insieme come sempre con abilità dama estro; al giorno d'oggi ogni scalzacane sa orchestrare in modo eccellente.

Gustav MAHLER - Stralcio di una lettera del 1903 (HotelGeorge, Lwow), alla moglie Alma in Alma MAHLER, «Gustav Mahler. Ricordi e lettere», a cura di Luigi Rognoni, Milano, Il Saggiatore, p. 228.

 




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30 gennaio 2007

Cercasi il cannone di Tosca...

Curiosando su internet ho letto una notizia bizzarra… Pare che anche Tosca abbia contribuito suo malgrado ai festeggiamenti per i Mondiali! Durante il tripudio per la vittoria azzurra si è verificato un singolare furto: sono stati rubati due cannoni che facevano parte della scenografia di Tosca. I cannoni dell’opera di Puccini in cartellone al festival lirico all’Arena di Verona si trovavano nel vallo dell’anfiteatro, luogo in cui vengono collocate le scenografie durante l'estate, quando sono stati “scelti” come trofei per i festeggiamenti della vittoria. Uno dei due cannoni è stato ritrovato nella fontana di piazza Bra, del secondo nessuna traccia… Qualcuno può aiutarci a svelare il mistero della scomparsa dell’altro cannone? Francesca Giuliano




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24 gennaio 2007

Davanti a lui tremava tutta Roma!



The Catropolitan Opera: interpretazione felina di TOSCA

 

Ieri sera al Teatro Flaiano si è svolta la presentazione di Tosca della Piccola Lirica. Immaginate una giovane donna, appassionata di teatro,ma poco esperta del mondo lirico, che si reca ad assistere a questo avvenimento. Prima di entrare in teatro ero imbarazzata, nervosa, a disagio, mi sentivo un vero e proprio pesce fuor d’acqua! Poi sono entrata nella sala del Teatro e tutto è cambiato di colpo…Sarà stata l’atmosfera rassicurante e confortevole della sala, saranno state le semplici e dirette parole pronunciate dalla regista Rossana Siclari, fatto sta che sono stata pervasa da una sensazione di calore e di intimità che mi ha fatto sentire come a casa. Non voglio illustrarvi i vari passaggi del progetto, la cui realizzazione è costata peraltro tanta fatica e impegno, non sta a me, ma vorrei sottolineare una frase della regista che mi ha colpito e fatto riflettere: “Come elevare ulteriormente la Grande Opera Lirica? Riadattandola, rinnovandola e restituendola al vasto pubblico!”. E il vasto pubblico siamo anche, e forse, soprattutto, noi giovani. Non capita spesso che vengano aperte le porte a giovani talentuosi, ma senza esperienza; accade raramente che qualcuno chieda i nostri consigli per costruire e migliorare un progetto nuovo. Tra i tanti meriti, dunque, del progetto della Piccola Lirica, quello che mi preme sottolineare, è proprio la tendenza (ahimè contraria ai più!) di cercare di coinvolgerci: molti collaboratori del progetto sono giovani volenterosi; i cantanti dotati, anche se giovani,  trovano il loro spazio. C'è di più: l'ambiente del piccolo Teatro Flaiano e le sue opere liriche "ridotte" sono l'ideale per tutti quei giovani che si sentirebbero in soggezione nelle sfilate di moda che sempre più prendono il posto della vera rappresentazione nei cosiddetti grandi Teatri d'Opera. A mio modesto parere, la Piccola Lirica sta offrendo un'occasione da non perdere, sia a coloro che avranno la possibilità di esibirsi, sia a tutti i giovani che potranno vivere la magia dell'opera lirica senza  convenzioni o cliché, senza sentirsi esclusi perché non appartenenti alla solita esperta elite. Pensate alla Piccola Lirica come a un giovane che si appresta a entrare nel mondo del lavoro e della vita in genere…Cosa chiede? Un’opportunità per dimostrare quanto vale e degli amici pronti ad appoggiarlo. Gli amici non solo ti sostengono, ma ti consigliano, ti criticano per spingerti a fare sempre meglio e questi amici potremmo essere proprio noi, giovane e inesperto pubblico. Tornando a ieri sera, guardando il luccichio negli occhi dei giovani cantanti che a Marzo debutteranno con Tosca, mi sono sentita parte integrante di un qualcosa, della magia di un sogno che si realizza. All’uscita dal Teatro, ho provato una piacevole commozione e tanta voglia di vedere e vivere insieme Tosca! (Francesca Giuliano)




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29 dicembre 2006

Questa ce l'ho...quell'altra mi manca...facciamo un gioco

Figurine che passione!
 
   
 
   


  




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23 dicembre 2006

Siam fratelli, fratelli gemelli

Già dal 1981 la Reduced Shakespeare Company presentava con successo i suoi “shakespeare tascabili”. Dall’Amleto che Tom Stoppard mise in scena in soli 30 minuti al Festival di Edimburgo, tutta l’opera del bardo è stata rappresentata in tutto il mondo in formato size-pocket, vale a dire in spettacoli la cui durata non supera i 90 minuti. Dal 1995, la RSC ha preso come sede stabile il Theatre Criterion, a Piccadilly Circus, nel cuore della vecchia Londra, diventando meta fissa di chiunque visiti la capitale inglese e abbia voglia di assistere ad uno spettacolo curioso, diverso dal solito, rigorosamente basato su un capolavoro.
Anche il Teatro Flaiano si trova nel cuore del centro storico. Anche la Piccola Lirica presenta l’opera di un suo grande italiano (Tosca-Puccini) in formato ridotto (75 minuti più intervallo), anche il Teatro Flaiano aspira a diventare la meta dei visitatori che hanno un linguaggio comune e internazionale, con la voglia di assistere ad uno spettacolo diverso dal solito.

 

Il teatro Criterion di Londra e il teatro Flaiano di Roma



 

 




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17 dicembre 2006

Una Traviata piccola piccola




Traviata, 1999

17 dicembre 2006

Galleria della Piccola Lirica

 Traviata

    Carmen

 

  Butterfly


  Il Barbiere di Siviglia

Quando nel 1999 Rossana Siclari inventò la Piccola Lirica ed io cominciai a sforbiciare i testi dei libretti e con l'aiuto di alcuni validi musicisti ad adattare anche l'azione drammaturgica-musicale di grandi opere com Traviata, Butterfly, Manon, Barbiere e Vedova Allegra, facemmo la previsione che la lirica tascabile (o la lirica-pocket size, come la battezzarono gli  stranieri) avrebbe avuto molte, ma molte imitazioni. Le reazioni furono queste: una parte della critica paludata si tenne alla larga, nel timore di dover dare un giudizio su un prodotto (quasi) perfetto, i critici della cultura e dello spettacolo l'accolsero con divertimento ed entusiasmo, come si può leggere più sotto, personalità di peso dall'ampio sguardo ci dettero la loro  benedizione, prevedendo che il nostro progetto non poteva che fare del bene ad un genere musicale e teatrale che rischiava di essere soffocato e ucciso dalla sua stessa "grandeur". Qualche impresario in proprio, raccolti un po' di musicisti e qualche cantante rispolverato per la ribalta, mise su opere nelle chiese, nei teatri di prosa, negli oratori e ovunque capitava, vantando, attraverso una rèclame comparativa, il fatto che loro l'opera la facevano tutta, proprio tutta. Pause, recitativi, passeggiate lungo il palcoscenico comprese. Chi canta canta, chi suona suona.
Il concetto del nostro progetto, invece, non era affatto questo. Lo spettacolo, per noi è importante come la musica e il canto. Niente a che fare con il  Teatro dell'Opera, ma diventando un prodotto a sé, uno spettacolo lirico da camera che non ha nulla del didattico, nè del semplice intrattenimento a base di arie (e aria fritta). I cantanti devono essere anche attori (guardate le foto in alto), possibilmente con le fisique du role che si deve al personaggio, avere una voce fresca e vibrante, in grado di toccare il pop che è nel nostro cuore. Investiamo anche noi, nelle scene, nei costumi, nelle luci, ma cerchiamo di usare tecnologie nuove, adatte ad un rilancio di un genere che ha necessità di essere svecchiato. La regia non ha mai pensato di collocare la piccola Carmen nel Bronx, nè di ambientare la Traviata nel Texas, tantomeno si sognerebbe di far cantare come Mario Cavaradossi un tenore cinese (nulla contro, ma più italiano di Mario non c'è nessuno), eppure il risultato è quanto di più nuovo si possa raggiungere rispettando in pieno la tradizione. Non un momento di noia, nessuna forzatura: l'opera è lì sul palcoscenico del piccoloTeatro intitolato al più acuto scrittore del Ventesimo Secolo: lui si che prevedeva il futuro!) ed arriva dritta dritta allo spettatore che se ne va un po' più contento. Al diavolo i notai dell'ultimo fiato!  Gianna Volpi




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14 dicembre 2006

Un codice Maddalena anche in Tosca?


 


L’arte nel suo mistero, le diverse bellezze insiem confonde”. Questa è una frase di Cavaradossi, il pittore amante della bella Tosca. Un’asserzione che rivela tutta la magia racchiusa in un’opera d’arte. Cavaradossi pronuncia questo pensiero mentre sta guardando il dipinto da lui realizzato: la Maddalena. Perché Sardou gli fa dipingere proprio il quadro della Maddalena? Influenzati forse dal clima venutosi a creare sulla scia del successo avuto da Dan Brown col suo Il Codice da Vinci, potrebbe essere che la frase del pittore si riferisca alla ricerca della divina unità femminea? La Maddalena di Sardou ha le sembianze della marchesa Attavanti, con lunghi capelli biondi e grandi occhi azzurri. Esiste però, un’interessante Ultima cena affrescata da Stefano Antonio Vanni intorno al 1434 nella Chiesa di Sant’Andrea (FI): chinata sulle ginocchia di Gesù vi è una donna dalla bionda chioma. Questo non è l’unico affresco con tali caratteristiche. Per esempio, in alcuni antichi affreschi del 1300 circa, realizzati da un artista nordico nella chiesetta di Santa Maddalena (nella conca bolzanina), la figura di Maria Maddalena occupa un posto ragguardevole nella storia dei Vangeli e in particolare nell’apparizione di Gesù dopo la resurrezione: Maria Maddalena è ritratta bionda con lineamenti nordici. Il pittore in questione, probabilmente influenzato dalla tradizione del Santo Graal, venerava la Santa Maddalena come la vera evangelizzatrice della Francia. L’interpretazione oggi più intrigante del Santo Graal è quella esposta da Dan Brown nel già citato libro: il Graal sarebbe il grembo di Maria Maddalena, consisterebbe nella discendenza del sacro sangue che ancora oggi vive. L’unica cosa certa intorno a questa mitica leggenda sembra essere l’origine celtica del mito del Graal. Il maggior sostenitore di questa tesi è lo studioso Roger Sherman Loomis, che fa risalire il Graal ai leggendari racconti dei viaggi verso l’Altromondo. Il richiamo all’altro mondo riporta alla mente un aspetto importante della vita di Victrorien Sardou: lo spiritismo. Nel 1854 a Lione, in Francia, Leon Rivail, con lo pseudonimo di Allan Kardec, fonda il movimento spiritista, il cui compito è quello di completare l’insegnamento evangelico cristiano ritenuto incompleto. Lo spiritismo sembra poi aver avuto anche molti e documentabili legami con la massoneria. Solo per fare qualche esempio: il medico Franz Anton Mesmer, padre dello spiritismo nel senso odierno del termine, fondò a Parigi una massoneria di frangia; il massone Vincenzo Scarpa (primo segretario di Cavour) fu per tantissimi anni direttore della rivista <<Annali dello spiritismo>>; è noto il ruolo svolto nella massoneria italiana da Giuseppe Garibaldi, che nel 1863 accettò la presidenza onoraria di una società spiritica in italiana. Alla Massoneria, che nel corso dei tempi è divenuta una confraternita contrassegnata dal segreto rituale, sono state inoltre attribuite diverse origini suggestive anche se mai dimostrate, in primis quella di essere un’organizzazione discendente dai noti Cavalieri Templari, gli antichi custodi di un misterioso e sacro tesoro. Fu il cavaliere scozzese Andrè Michael de Ramsay (1863-1743) che, tentando di promuovere la massoneria fra la nobiltà francese, attribuì all’antica disciplina esoterica delle leggendarie origini cavalleresche. Se si prende in secondo luogo in esame anche l’origine della massoneria inglese emerge da più parti il collegamento fra questa e la leggenda dei Rosacroce, in un clima caratterizzato da una valenza politica di coalizione fra i poteri illuminati europei contro la Chiesa, il Papato e gli Asburgo. Per finire, c’è ancora un ulteriore anello di congiunzione, un altro tassello che trova posto in tutti gli elementi qui evidenziati: la credenza nella reincarnazione. La reincarnazione è una credenza di molti frammassoni; è una mitica convinzione del movimento dei Rosacroce; è una fede dello spiritismo.   A questo punto probabilmente non è del tutto insensato se non altro il dubbio del legame tra Sardou, scrittore e medium, e la mitica leggenda del Graal, della quale potrebbe essersi interessato e lasciato sedurre proprio attraverso lo spiritismo. Le considerazioni fin qui svolte partendo dal quadro della Maddalena potrebbero certamente essere soltanto frutto di una fervida immaginazione influenzata dalle voci del tempo, ragionevolmente i legami rinvenuti fra spiritismo, massoneria, Templari e Sacro Graal, potrebbero definirsi semplici coincidenze, o forse potrebbero essere anche qualcosa di più… (Francesca Giuliano)

 




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13 dicembre 2006

Di' a Melba che Tosca...

Faccio seguito al Telegramma d’oggi – Puoi figurarti quanto volentieri verrei a Londra subito! ma devi sapere che i miei poeti sono tutti e due in condizioni anormali – Illica è sposo da pochi giorni ed ha tutt’altro per il capo che occuparsi del libretto – Giacosa è un po’ indisposto (è diventato sordo, speriamo sia cosa passeggera) – È a Lui che devo rivolgermi per il 3° atto di Tosca – A giorni Giacosa dunque andrà in campagna e in cura ed io devo tutti i giorni salire i suoi 120 scalini per fare la parte di sollecitatore di versi - Ho fatto il contratto per Roma in fine d’anno per Tosca e adesso non si scherza più – l’impegno è preso e devo finire – c’ho l’ultimo atto da fare di pianta! Mi ha fuorviato assai questa dilazione dell’andata in scena Londinese – Ho timore che dopo Messalina venga qualche Cleopatra qualunque a far dilazionare e così rimettere l’esecuzione ad altra epoca – È per ciò che t’ho telegrafato chiedendoti la data precisa dell’andata in scena – Dalla Signora Melba potrai sapere questo e ti prego Telegrafarmi. Verso il 20 corr:[ente] spero di aver finito con Giacosa e allora volo a Londra – Ma non potrò trattenermi che il tempo strettamente necessario per le prove.Quanto avrei accettato volentieri la gentile offerta della Signora Melba! oh se mi fosse capitata in epoca non così travagliata e così priva di libertà come adesso! Ringraziala tanto a mio nome e dille che Tosca sarà una parte nella quale Ella raggiungerà altezze sublimi d’interpretazione. Giacomo Puccini (Lettera a Seppilli giugno 1989)




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4 dicembre 2006

passate da me dopo la cantata...

Una veglia di gala a Palazzo Farnese” era scritto sull’invito. La piazza era tutta illuminata dalle fiaccole e le finestre erano addobbate con arazzi ed emblemi borbonici. Davanti alla regina Maria Carolina d’Austria,a Roma per i festeggiare la resa dei Francesi, avrebbe cantato la divina Tosca. Scarpia, ormai  posseduto dal demonio, ha già attuato il suo piano: quello di liberarsi contemporaneamente dell’Angelotti e del Cavaradossi e restare padrone del campo con la bella Floria. Mentre al piano inferiore si festeggia la resa delle truppe francesi e Tosca canta, il prefetto di polizia mette in atto il suo piano e fa consegnare alla cantante un biglietto: “Tosca, passate da me, finita la cantata...per il bene di Cavaradossi!” 




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27 novembre 2006

La bomba di Tosca

Nello stipato Teatro Costanzi gli interpreti, alcuni dei quali avevano ricevuto minacciose lettere anonime, quella sera del 14 gennaio ebbero l'impressione di sedere su un barile di polvere, e non erano molto lontani dal vero. Infatti un quarto d'ora prima dell'andata in scena, un funzionario di pubblica sicurezza si presentò nel camerino di Mugnone e lo informò della minaccia, giunta all'orecchio della polizia, che durante l'esecuzione fosse buttata una bomba in teatro - in questo caso il direttore d'orchestra avrebbe dovuto attaccare immediatamente l'inno nazionale! Il fatto che fossero attesi la regina Margherita, membri del governo e senatori rendeva plausibili le voci di un attentato. Mugnone tenne saggiamente nascosta la cosa a Puccini, ma, timido per natura e avendo avuto pochi anni prima la triste esperienza di vedere parecchie persone uccise dalla bomba di un anarchico durante una rappresentazione da lui diretta al Liceo di Barcellona, scese nella fossa d'orchestra come un condannato a morte. L'opera cominciò con un presagio di malaugurio. Le prime battute furono accolte da bisbigli e rumori che aumentarono con l'entrata in scena di Angelotti e presto giunsero a una tale intensità che era impossibile sentire l'orchestra e il cantante. Dal pubblico si levarono grida di «Basta! Giù il sipario!»; e Mugnone si fermò di botto e si rifiutò tremante dietro le scene. Ma la causa della confusione risultò essere del tutto innocente: numerosi ritardatari avevano cercato di forzare uno degli ingressi in sala e, tentando di raggiungere i propri posti, avevano sollevato le violente proteste di coloro che erano già seduti. Ristabilita la calma, l'opera ricominciò da capo e la rappresentazione si svolse indisturbata fino alla fine. Alcuni biografi di Puccini parlano di una fazione rivale alla quale attribuiscono l'intenzione di far colare a picco la prima della Tosca gettando una bomba. Non è una spiegazione campata in aria, perché a metodi simili per sistemare le rivalità private si era già fatto ricorso nella storia del teatro italiano. Solo poco tempo prima, nel marzo 1894, durante un'esecuzione di «Otello» al Teatro Nuovo di Pisa diretta dal giovane Toscanini, era stata gettata una bomba in palcoscenico, senza peraltro perdite umane. Il mancato assassino non era mai stato scoperto, anche se si nutrivano sospetti su uno degli artisti protestati dal direttore. Da  Mosco Carner: «Giacomo Puccini», Milano, Il Saggiatore, 1981, pp. 168-169.




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